Sinossi della storia della borgata di Trappeto delle Balestrate dal 1307 al 1820

28 giugno 1307

Decreto di Federico II di Aragona che istituisce le Balestrate.

26 febbraio 1456

Il Re Alfonso di Aragona (il Magnanimo) dona al suo camerlengo e consigliere Nicolao de Leonfante le terre delle Balestrate, con facoltà di coltivare, costruire case e trappeta cum turri. Il nuovo proprietario costruisce una torre-fortezza e accanto un trappetum cannamelarum.

1472

Alla morte di Nicolò de Leofante, le Balestrate sono ereditate dalla figlia Elisabetta che sposa Francesco Bologna.

1480

1600

~1630

Le terre che i Bologna ereditano da Nicolò de Leofante erano prevalentemente incolte e boschive.

Francesco Bologna incentiva la coltura della cannamela, nelle terre della parte orientale delle Balestrate e dell’entroterra, e potenzia il trappetum cannamelarum, ben fornito di ambienti produttivi, con annessa chiesetta-cappella.

La famiglia Bologna amministra le Balestrate sino all’estinzione della linea ereditaria. Alla fine del Cinquecento, le terre cadono in abbandono.

Le Balestrate vengono aggiudicate a donna Laura di Ventimiglia e Valdina, baronessa della Rocca, erede di don Nicolo de Bonomia (Bologna). La nobildonna ingabella le Balestrate a Laura Paduano per il censo annuo di 1575 onze (Filingeri 2008).

Il territorio, lasciato ancora in abbandono, viene avocato nelle competenze demaniali della città di Palermo che ne delimita due parti, il feudo di Sicciara dal torrente Calatubo al fiume Jato, e il feudo di Trappeto dal fiume Jato al torrente San Cataldo.

1662

1678

Nel 1662, le Balestrate sono ottenute in concessione da don Vincenzo Leto e Bologna di Polizzi che le lascia incolte.

Dei figli di don Vincenzo Leto, Donna Rosalia affida in subconcessione il feudo di Sicciara a Don Giacomo Santoro e Don Gandolfo Leto quello di Trappeto a Don Pietro Miceli, barone di San Lorenzo del comune di Lercara, la cui famiglia lo manterrà sino all’Ottocento.

Don Pietro Miceli trova un nucleo abitativo costituito da poche case che erano state utilizzate in funzione del trappeto e abbandonate da tempo. Si pone il problema della costituzione di un borgo che possa essere sede di coloro che dalle risorse di quei territori possano trarne occasione di sostentamento. L’iniziativa è propiziata dalla fertilità dei terreni ma soprattutto dalla pescosità del mare che richiama pescatori dalle vicine Terrasini, Favarotta e Cinisi.

Il borgo sorge su un promontorio prossimo al trappeto e alla torre del Leofante e si collega allo scaro con dei viottoli attraverso i quali i pescatori trasportano gli attrezzi per la pesca e il pescato. Le prime costruzioni danno un alloggio a un centinaio di pescatori.

Il borgo di Trappeto nasce essenzialmente come marinaro mentre quello di Sicciara, su cui si concentrano volontà e impegno di Don Giacomo Santoro, essenzialmente agricolo.

1774

Il vescovo di Marsala Ugo Papè incarica il reverendo Filippo Drago di visitare le chiese campestri del distretto di Partinico e tra queste l’Annunziata di Trappeto.

XVIII secolo

Nella seconda metà del XVIII secolo, i fratelli Rosario e Pietro Miceli concedono in enfiteusi alcuni appezzamenti di terreno, coltivati soprattutto a vigneti. La popolazione di Trappeto aumenta e le case si dispongono in un dedalo di viuzze attorno alla chiesetta dell’Annunziata.

1818

Le famiglie maggiorenti di Sicciara e Trappeto con il patrocinio del Consigliere dell’Intendenza di Palermo, Marchese Pompeo Vannucci, inoltrano una supplica all’Intendente della Valle di Palermo per elevare le due borgate a comune autonomo. Nonostante le opposizioni di Partinico e Alcamo, una commissione del Consiglio d’Intendenza si reca sui luoghi esitando una relazione che consentirà di accogliere la supplica.

29 marzo 1820

Il decreto di Re Ferdinando, intanto divenuto Primo (I) del Regno delle Due Sicilie, recita “Le borgate dette Balestrate sono tutte riunite in un sol comune il quale conserverà il nome Balestrate, avendo per luogo centrale, sede dell’amministrazione comunale, la borgata detta Sicciara. Questo novello comune è aggregato al circondario di Partenico nel distretto e nella valle di Palermo”.

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