Danilo Dolci

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Danilo Dolci è stato un sociologo, poeta, educatore e attivista della nonviolenza italiano. Fu soprannominato Gandhi della Sicilia o Gandhi italiano per il suo impegno sociale contro la povertà, l’esclusione, la mafia e l’analfabetismo in Sicilia. Promosse lotte nonviolente, come scioperi della fame, digiuni collettivi e marce per la pace, per rivendicare i diritti umani e civili fondamentali. Sviluppò anche un metodo maieutico di lavoro e di educazione basato sul dialogo e sull’ascolto reciproco.

Danilo Dolci si trasferì a Trappeto, un paese in provincia di Palermo, nel 1952. Qui fondò il Borgo di Dio, un centro di promozione civile, culturale ed educativa, dove svolse la sua opera di denuncia e di azione nonviolenta contro la mafia, la povertà, l’analfabetismo e la fame. A Trappeto visse fino alla sua morte.

Trappeto è stato il luogo dove Danilo Dolci ha donato la sua vita alla Sicilia, e dove ha lasciato un’eredità preziosa per il nostro tempo. Oggi il Borgo di Dio è un bene comune, recuperato e valorizzato grazie al sostegno della Fondazione con il Sud, che mira a restituirlo alla sua comunità di appartenenza. Il Borgo di Dio è un centro di cultura, arte, partecipazione, nonviolenza e sviluppo, che organizza eventi, laboratori, convegni, seminari, sagre, esposizioni, campus, sportelli, in collaborazione con scuole, università, istituzioni, associazioni e gruppi sociali.

 Ecco una breve cronologia della sua vita:

  • Nel 1924 nasce a Sesana, in provincia di Trieste, da una madre slovena e un padre ferroviere.
  • Nel 1943 si diploma in geometria e in arte a Milano, e si oppone al fascismo e alla guerra.
  • Nel 1950 abbandona gli studi di architettura e si unisce alla comunità di Nomadelfia, fondata da don Zeno Saltini.
  • Nel 1952 si trasferisce in Sicilia, a Trappeto, dove inizia la sua opera di denuncia e di azione nonviolenta contro la mafia, la povertà, l’analfabetismo e la fame.
  • Nel 1956 organizza lo sciopero alla rovescia per la costruzione di una diga sul fiume Jato, coinvolgendo migliaia di contadini e operai.
  • Nel 1957 riceve il Premio Lenin per la pace, che dedica ai bambini morti di fame in Sicilia.
  • Nel 1965 accusa pubblicamente esponenti della Democrazia Cristiana di connivenza con la mafia, ma viene querelato e condannato per diffamazione.
  • Nel 1970 apre la Radio Libera di Partinico, la prima radio italiana a infrangere il monopolio della RAI, ma viene chiusa dopo 27 ore.
  • Nel 1976 fonda il Centro per lo Sviluppo Creativo “Danilo Dolci”, un’associazione no profit che si occupa di promuovere l’educazione, la cultura, la partecipazione, la nonviolenza e lo sviluppo locale.
  • Nel 1988 riceve il Premio Internazionale per la Pace, che dedica ai bambini vittime della guerra.
  • Nel 1997 muore a Trappeto, in provincia di Palermo.

Danilo Dolci è stato un sostenitore della nonviolenza, dell’educazione popolare, della giustizia sociale e della partecipazione democratica. Tra le sue idee principali, possiamo ricordare:

  • La nonviolenza come metodo di lotta e di trasformazione sociale, ispirata a Gandhi e alla tradizione cristiana. Dolci praticò diverse forme di azione nonviolenta, come lo sciopero della fame, il digiuno collettivo, la marcia per la pace, la disobbedienza civile, la denuncia pubblica, il dialogo con i nemici.
  • Il metodo maieutico come strumento di lavoro e di educazione, basato sul dialogo e sull’ascolto reciproco. Dolci usò questo metodo per coinvolgere le persone nelle sue iniziative, per stimolare la loro creatività e la loro responsabilità, per favorire la cooperazione e la solidarietà.
  • L’educazione popolare come processo di emancipazione e di sviluppo umano, rivolta soprattutto ai bambini, ai giovani, agli adulti analfabeti, ai lavoratori, ai contadini, ai migranti. Dolci fondò diverse scuole e centri educativi, dove promosse la cultura, l’arte, la musica, la poesia, la scienza, la tecnologia, la lingua, la storia, la geografia, la cittadinanza.
  • La giustizia sociale come obiettivo di una società più equa e solidale, che rispetti i diritti umani e civili, che contrasti la povertà, la miseria, la mafia, lo sfruttamento, la corruzione, la violenza, la guerra. Dolci si batté per la riforma agraria, per il lavoro dignitoso, per la salute, per l’ambiente, per la pace.
  • La partecipazione democratica come valore fondamentale di una comunità attiva e responsabile, che si autorganizza, che si fa carico dei problemi comuni, che propone soluzioni, che collabora con le istituzioni. Dolci sperimentò diverse forme di partecipazione, come le assemblee, i comitati, le cooperative, le associazioni, le radio libere.

Danilo Dolci è stato anche un prolifico scrittore, che ha pubblicato opere di poesia, sociologia, educazione e nonviolenza. Tra le sue opere più importanti, possiamo citare:

  • Banditi a Partinico, un’inchiesta giornalistica sui fenomeni della mafia e della miseria in Sicilia, basata su interviste ai protagonisti.
  • Inchiesta a Palermo, un’analisi della situazione sociale, economica e politica della città, con proposte di riforme e di azione civile.
  • Spreco, un libro-denuncia sullo sfruttamento delle risorse naturali e umane in Italia e nel mondo, con una visione ecologica e solidale.
  • La violenza illustrata, una riflessione critica sulla natura e le cause della violenza, con una proposta di educazione alla pace e alla nonviolenza.
  • Creatura di creature, una raccolta di poesie che esprimono il suo amore per la vita, la natura, l’umanità e Dio.
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